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domenica 22 giugno 2014

Digital


Digital – Joy Division, A factory sample, 1978.

La vigilia di Natale del 1978 usciva nei negozi di dischi inglesi l' EP “A factory sample”. Per chi non lo sapesse, l' EP era un formato più lungo di un singolo ma più corto di un normale LP (essendo la fine degli anni '70, si parla di vinili).
“A factory sample” era composto da due 45 giri su cui erano incisi brani di 4 band differenti, sul lato A del primo disco aprivano la raccolta i Joy Division con le canzoni “Digital” e “Glass”.

Se avete uno di questi, avete un piccolo tesoro di circa 200 euro


Di Digital voglio parlare, una delle ultime canzoni simil punk composte dai Joy Division prima che inventassero il suono dark per cui tutti li ricordano. Digital è anche l'ultima canzone suonata in pubblico dai Joy Division, il 2 maggio 1981 durante un concerto alla Birmingham University.
Come già accennato, Digital ha una sonorità non molto distante dal punk che caratterizza i Joy Division degli esordi, tuttavia il testo per quanto di difficile interpretazione è sicuramente Dark. Il titolo della canzone sembra che non sia legato direttamente al testo, ma che derivi dal fatto che fu registrata usando il “digital delay”, un effetto molto comune oggi ma all'epoca all'avanguardia.
Digital oltre ad essere nell'introvabile “A factory sample”, è stata inserita nelle raccolte “substance”, “Heart and soul” e “Still”.
La canzone è stata usata dalla BBC per presentare i mondiali di rugby del 2005, ed è stata inserita nel videogioco di calcio FIFA 2006.

TESTO ORIGINALE:

Digital

Feel it closing in,
Feel it closing in,
The fear of whom I call,
Every time I call,
I feel it closing in,
I feel it closing in,
Day in, day out,
Day in, day out,
Day in, day out,
Day in, day out,
Day in, day out,
Day in, day out.

I feel it closing in,
As patterns seem to form.
I feel it cold and warm.
The shadows start to fall.
I feel it closing in,
I feel it closing in,
Day in, day out,
Day in, day out,
Day in, day out,
Day in, day out,
Day in, day out.

I'd have the world around,
To see just whatever happens,
Stood by the door alone,
And then it's fade away.
I see you fade away.
Don't ever fade away.
I need you here today.
Don't ever fade away.
Don't ever fade away.
Don't ever fade away.
Don't ever fade away.
Fade away. Fade away.
Fade away. Fade away.
Fade away. Fade away.
Fade away.

- - -

 

TESTO TRADOTTO:

Digitale

Sento che si avvicina,
Sento che si avvicina,
La paura di chi chiamo,
Ogni volta che io chiamo,
Sento che si avvicina,
Sento che si avvicina,
Giorno dopo giorno,
Giorno dopo giorno,
Giorno dopo giorno,
Giorno dopo giorno,
Giorno dopo giorno,
Giorno dopo giorno.

Sento che si avvicina,
Come uno schema che sembra prendere forma.
Lo sento freddo e caldo.
Le ombre iniziano a cadere.
Sento che si avvicina,
Sento che si avvicina,
Giorno dopo giorno,
Giorno dopo giorno,
Giorno dopo giorno,
Giorno dopo giorno,
Giorno dopo giorno.

Vorrei il mondo intorno,
Solo per vedere tutto quel che accade,
Scaricato da solo davanti alla porta,
E allora è svanito.
Ti vedo svanire.
Non devi mai svanire.
Ho bisogno di te qui oggi.
Non devi mai svanire.
Non devi mai svanire.
Non devi mai svanire.
Non devi mai svanire.
Svanire. Svanire.
Svanire. Svanire.
Svanire. Svanire.
Svanire.

- - -

E' difficile dire di cosa parli con esattezza questa canzone. In molti legano il testo al malessere del cantante Ian Curtis, alla sua epilessia e al finale suicidio. Questa interpretazione però è probabilmente errata, quando la canzone fu scritta a Curtis non era ancora stata diagnosticata la malattia e in generale sembra che fosse in un buon stato d'animo.
Altri vedono nel testo la paranoia causata della ripetitività imposta dal mondo del lavoro. Si sa che all'epoca Curtis, ancora lontano dal successo, per vivere svolgeva vari lavori che non amava particolarmente. Questo renderebbe più plausibile tale interpretazione, nel ritornello “Day in, day out” si identificherebbe il tran tran quotidiano, sempre uguale e noioso.
Ma sono solo supposizioni, solo Ian sapeva in realtà a cosa si riferiva e non c'è modo di avere una interpretazione sicura.
Una nota alla traduzione: “Day in, day out” talvolta viene erroneamente tradotto con “un giorno si, un giorno no”. Per quanto a livello letterale forse può anche essere calzante, la frase è un modo di dire che in italiano significa “giorno dopo giorno”.


mercoledì 5 marzo 2014

She's lost control


She's lost control – Joy Division, Unknown Pleasures, 1979

"She's lost control" appare nell'album di debutto dei Joy Division "Unknown pleasures" del 1979, la canzone comunque veniva suonata nei concerti dal vivo già dall'anno precedente. Una versione più elettronica e con un verso aggiunto alla fine venne rilasciata nel 1980 assieme al singolo "Atmosphere". Il verso aggiunto venne registrato nel marzo del 1980 ed è una delle ultimissime registrazioni del cantante Ian Curtis. 

Note originali di Ian Curtis per "She's lost control"

Durante i concerti "She's lost control" veniva suonata più velocemente e in maniera più aggressiva, più punk rispetto alla versione da studio tendente al dark.
La linea principale della canzone è tenuta dal suono minimalista e preciso del basso, accompagnato dalla batteria metodica e ripetitiva. la chitarra forte e rumorosa va a contrastare il suono degli altri strumenti. Nelle ultime esibizioni live dei Joy Division, Ian Curtis aggiunse alcune linee di tastiera suonate da lui stesso. Questo rende "She's lost control" uno dei pochissimi brani che vede il cantante alle prese con uno strumento.
Il testo tratta di una ragazza colpita da un attacco epilettico.

TESTO ORIGINALE:

She's lost control

Confusion in her eyes that says it all
She's lost control
And she's clinging to the nearest passer by,
She's lost control

And she gave away the secrets of her past,
And said I've lost control again,
And a voice that told her when and where to act,
She said I've lost control again

And she turned around and took me by the hand and said,
I've lost control again
And how I'll never know just why or understand,
She said I've lost control again

And she screamed out kicking on her side and said,
I've lost control again
And seized up on the floor, I thought
she'd die
She said I've lost control

She's lost control again
She's lost control
She's lost control again
She's lost control

Well I had to 'phone her friend to state my case,

And say she's lost control again
And she showed up all the errors and mistakes,
And said I've lost control again

But she expresses herself in many different ways
Until she lost control again
And walked upon the edge of no escape,
And laughed I've lost control

She's lost control again.
She's lost control.
She's lost control again.
She's lost control.

(I could live a little better with the myths and the lies
When the darkness broke in, I just broke down and cried
I could live a little in a wider line
When the change is gone, when the urge is gone
To lose control When here we come)


- - -

TESTO TRADOTTO:

Lei ha perso il controllo


La confusione nei suoi occhi dice tutto
Ha perso il controllo
E si aggrappa al passante più vicino,
Ha perso il controllo

E sprofondò nei segreti del suo passato,
E disse ho perso di nuovo il controllo,
E una voce le diceva quando e dove agire,
Lei disse ho perso di nuovo il controllo

E lei si voltò e mi prese per mano
e disse,
ho perso di nuovo il controllo
E come non saprò mai solo il perchè o capire,
Lei disse ho perso di nuovo il controllo

Ed urlando e scalciando lei disse,
Ho perso di nuovo il controllo
E sequestrato sul pavimento, ho pensato che sarebbe morta
Lei disse ho perso di nuovo il controllo

Lei ha perso di nuovo il controllo
Lei ha perso il controllo
Lei ha perso di nuovo il controllo
Lei ha perso il controllo

Beh, ho dovuto telefonare alla sua amica per dirle cosa era successo
E dissi lei ha perso di nuovo il controllo
E lei esagerò tutti gli errori e gli sbagli,
E disse ho perso il controllo di nuovo

Ma lei si esprime in molti modi diversi
Fino a quando non perde nuovamente il controllo
E camminava sul bordo senza scampo
E rideva "ho perso il controllo"

Lei ha perso di nuovo il controllo
Lei ha perso il controllo
Lei ha perso di nuovo il controllo
Lei ha perso il controllo

(Potrei vivere un po' meglio con i miti e le bugie
Quando l'oscurità irrompe, io mi limito a scoppiare a piangere
Potrei vivere un po' più in una linea più ampia
Quando il cambiamento è andato, quando la voglia è andata
Di perdere il controllo quando noi arriviamo)

- - -

Nonostante sia risaputo che Ian Curtis fosse epilettico, la canzone non è stata ispirata da un caso personale. Secondo la moglie Deborah Curtis, quando "she's lost control" fu scritta a Ian non era ancora stata diagnosticata la malattia.
La ragazza citata nella canzone è veramente esistita, Ian Curtis la conobbe mentre lavorava per il "Department of Disabled Services" a Manchester. La ragazza ebbe un violento attacco epilettico e morì davanti agli occhi di Curtis.
La canzone sembra descrivere fedelmente quel che accadde in quell'occasione: dalle prime avvisaglie (Confusion in her eyes that says it all), come si sia aggrappata a Ian (And she's clinging to the nearest passer by / And she turned around and took me by the hand), l'attacco epilettico in tutta la sua furia (And she screamed out kicking on her side) e alla triste fine ( And seized up on the floor, I thought she'd die).
La malattia è descritta come una voce che dice al corpo cosa fare (And a voice that told her when and where to act), la ragazza pur rendendosi conto di quel che accade non può sottrarsi a quella voce ( I've lost control again).
L' ultima strofa dà l'impressione che Ian Curtis abbia voluto riscrivere il finale della tragica vicenda. La ragazza della canzone sembra sopravvivere, lasciandole la possibilità di vivere fino al prossimo inevitabile attacco (But she expresses herself in many different ways / Until she lost control again). Anche se il destino della ragazza resta legato alla malattia ( And walked upon the edge of no escape) lei sembra andare avanti con relativa serenità (And laughed I've lost control).
La strofa aggiunta nella versione del 1980 è staccata dal resto del testo. Nel 1980 Ian Curtis era cosciente della sua malattia ed era già stato vittima di attacchi molto violenti, anche durante i concerti. Nell'ultima strofa Ian Curtis non parla più della ragazza, parla di se stesso.



martedì 18 febbraio 2014

New dawn fades


New dawn fades – Joy Division, unknow pleasures, 1979

"Unknow pleasure" è stato l'album di debutto dei Joy Division, uscito un anno dopo l'Ep autoprodotto "An ideal for living". Rispetto al precedente lavoro, "Unknow pleasure" si scosta dal suono punk per coniare quello che sarà poi chiamato post punk. Questo cambiamento di suono è in larga parte merito della produzione a cura di Martin Hannett. Hannett oltre ad usare un prototipo di digital delay, inserì un buon numero di campionature dei suoni più disparati: il suono dell'ascensore e della toilette dello studios, il suono di una bottiglia che si infrange, il rumore di qualcuno che mastica patatine e così via. Il risultato inizialmente non convinse del tutto il gruppo, alcuni pensavano che si discostasse troppo dal suono rumoroso dei loro spettacoli dal vivo e che fosse troppo cupo, Ian Curtis invece apprezzò molto il risultato finale. Inizialmente "Unknow pleasure" non trovò molto mercato, ma dopo l'uscita del singolo "Transmission" vennero vendute tutte le 10.000 copie della prima tiratura.

Le onde radio della stella CP 1919 sono la cover di Unknow Pleasures

La copertina dell'album è basata sull'immagine delle onde radio emesse dalla stella pulsar CP 1919, così come appaiono in "The Cambridge Encyclopaedia of Astronomy".
Il titolo dell'album è un riferimento all'opera di Marcel Proust "Alla ricerca del tempo perduto".
"New dawn fades" è la quinta canzone dell'album nonchè una delle più amate dai fan. E' la mia canzone preferita dei Joy Division, è stata rifatta da diversi gruppi negli anni. L'unica cover degna di nota è, a mio parere, la versione di Moby con la voce originale di Ian Curtis.

TESTO ORIGINALE:

New dawn fades

A change of speed, a change of style.
A change of scene, with no regrets,
A chance to watch, admire the distance,
Still occupied, though you forget.
Different colors, different shades,
Over each mistakes were made.
I took the blame.
Directionless so plain to see,
A loaded gun won't set you free.
So you say.

We'll share a drink and step outside,
An angry voice and one who cried,
'We'll give you everything and more,
The strain's too much, can't take much more.'
Oh, I've walked on water, run through fire,
Can't seem to feel it anymore.
It was me, waiting for me,
Hoping for something more,
Me, seeing me this time, hoping for something else


- - -

TESTO TRADOTTO:

Dissolversi di una nuova alba

Un cambio di velocità, un cambio di stile
Un cambio di scena, senza rimpianti
Una possibilità di guardare, di ammirare la distanza
Acora occupate, anche se hai dimenticato
Colori differenti, sfumature diverse
Su ogni errore che abbiamo fatto
Mi prendo la colpa
Così ovviamente senza senso
Una piastola carica non ti renderà libero
Ah, davvero?

Beviamo qualcosa e facciamo una passeggiata
Una voce arrabbiata e qualcuno piange
Ti daremo tutto e anche di più
Lo stress è troppo, non posso reggere ancora
Oh, ho camminato sull'acqua, corso nel fuoco
Non sembra sentirlo più
Ero io, mi aspettavo me stesso
Sperando in qualcosa di più
Me, Vedendo me questa volta, sperando in qualcos'altro


- - -

Difficile commentare questa canzone. Alla luce del suicidio di Ian Curtis avvenuto l'anno dopo, è facile trovare nelle parole del testo le tracce della sua inquietudine e depressione. Deborah Curtis anni dopo in riguardo a questa canzone disse:

"After pondering over the words to New Dawn Fades, I broached the subject with Ian, trying to make him confirm that they were only lyrics and bore no resemblance to his true feelings. It was a one-sided conversation. He refused to confirm or deny any of the points raised and he walked out of the house. I was left questioning myself instead, but did not feel close enough to anyone else to voice my fears."

"Dopo aver riflettuto sulle parole di New Dawn Fades, ho affrontato l'argomento con Ian, cercando di fargli confermare che erano solo parole e non avevano alcuna attinenza con i suoi veri sentimenti. Fu una conversazione a senso unico. Si rifiutò di confermare o negare qualsiasi cosa e uscì di casa. rimasi con i miei dubbi, ma non mi sentivo abbastanza vicino a nessuno per esprimere le mie paure”

Analizzare strofa per strofa alla ricerca degli eventi della vita privata di Ian Curtis è un esercizio inutile e poco rispettoso. La canzone va letta così come è scritta, lasciandosi trasportare dalla musica e dalla voce di Curtis. Questa canzone, come molte altre dei Joy Division, non va letta in prosa ma presa per quello che è: una poesia.
L'unico appunto che ho da fare alla traduzione riguarda alla frase “So you say”, letteralmente “Così dici”. L'ho tradotta con “Ah, davvero?” perché in inglese “so you say” ha lo stesso significato sarcastico. 


 

mercoledì 12 febbraio 2014

Warsaw


Warsaw – Joy Division, an ideal for living, 1977

Chiariamo che anche se la canzone Warsaw parla di Rudolf Hess i Joy Division non erano nazisti. Detto questo procediamo dicendo che Warsaw era contenuta nell' EP di esordio dei Joy Division pubblicato nel 1977 sotto il nome di "an ideal for living". Un EP è fondamentalmente un singolo 'esteso', un vinile che contiene qualche traccia in più rispetto ad un signolo ma non abbastanza da essere considerato un disco.
Se una canzone che parla di Hess può far pensare che il gruppo abbia tendenze naziste, la copertina dell'album non aiuta affatto. Il disegno di un biondo ragazzo con la divisa della gioventù hitleriana che suona un tamburo in effetti può portare a pensar male.

Fronte dell'EP "an ideal for a living".

Retro dell'EP. I Joy Division non erano filonazisti!

In realtà chi si fosse preso la briga di guardare l'album per intero, avrebbe trovato dietro la famosa e drammatica foto del bambino ebreo che alza le mani davanti al soldato tedesco, che ci fa capire che il Joy Division erano tutt'altro che favorevoli al nazismo. Per evitare malintesi, il gruppo decise che la ristampa dell'album fosse pubblicata con una copertina diversa. Probabilmente in molti si chiederanno come mai, se i Joy Division non erano nazisti, hanno fatto uscire il loro disco di esordio con una copertina del genere. Anche se i Joy Division sono conosciuti per essere una band post punk, nel 1977 erano punk senza il post. Non era strano per una band punk di quegli anni sfoggiare richiami al nazismo, era una provocazione non un'emulazione. Siuxie si presentava sul palco con una svastica sul braccio, ma era tutt'altro che nazista. Ascoltando la canzone (ma anche il resto dell'album) si sente chiaramente che in quel periodo i Joy Division erano a tutti gli effetti un gruppo punk.
Con l'anima in pace e consapevoli di non ascoltare musica filo nazista, passiamo al testo dalla canzone:

TESTO ORIGINALE:

Warsaw

3, 5, 0, 1, 2, 5

I was there in the back stage
When first light came around
I grew up like a changeling
To win the first time around
I can see all the weakness
I can pick all the faults
Well I concede all the faith tests
Just to stick in your throats

31G, 31G, 31G

I hung around in your soundtrack,
To mirror all that you've done,
To find the right side of reason,
To kill the three lies for one,
I can see all the cold facts.
I can see through your eyes.
All this talk made no contact.
No matter how hard we tried.

31G, 31G, 31G

I can still hear the footsteps.
I can see only walls.
I slid into your man-traps,
With no hearing at all.
I just see contradiction,
Had to give up the fight,
Just to live in the past tense,
To make believe you were right.

31G, 31G, 31G

3, 5, 0, 1, 2, 5

- - -

TESTO TRADOTTO

Varsavia


3, 5, 0, 1, 2, 5

Ero li nella stanza posteriore
Quando le prime luci arrivarono attorno
Sono cresciuto come un cambiante
Per vincere intorno la prima volta
Posso vedere tutte le debolezze
Posso scegliere tra tutte le colpe
Bene io riconosco tutte le prove di fede
Solo per restare nelle vostre gole

31G, 31G, 31G

Sono rimasto appeso alla tua colonna sonora
Per specchiare tutto quello che hai fatto
Per cercare il lato giusto della ragione
Per uccidere tre menzogne per una
Posso vedere tutti i freddi fatti
Posso vedere attraverso i tuoi occhi
Tutto questo discorso non porta a niente
Non importa quanto ci abbiamo provato duramente

31G, 31G, 31G

Posso ancora sentire i passi
Posso vedere solo mura
Sono caduto nella tua trappola umana
Senza essere ascoltato per niente
Ho visto solo contraddizioni
Ho dovuto rinunciare a combattere
Solo per vivere nel passato remoto
Per far credere che avevi ragione

31G, 31G, 31G

3, 5, 0, 1, 2, 5

- - -

Per capire la canzone è necessario aver presente chi era Rudolf Hess e perchè nel 1977 si continuava a parlare di lui. Per farla molto breve diciamo che Hess era uno dei più fidati collaboratori di Hitler. A differenza degli altri quadri di partito però, Hess era più un uomo di immagine che un gerarca. Questo lo ha lasciato leggermente più 'pulito' (per quanto si possa dire 'pulito' di un nazista, ovviamente...) degli altri. Il 10 maggio del 1941 Hess prese un aereo e volò da solo verso la Scozia. La storia racconta che Hess, di sua iniziativa e senza l'approvazione di Hitler, volesse tentare di negoziare una pace con l'Inghilterra. Del volo e della missione di Hess si è speculato tantissimo, tutt'oggi non è chiaro cosa avesse in mente Hess e se Hitler fosse veramente all'oscuro della sua iniziativa. Quel che è certo, è che fu subito catturato dagli inglesi e messo agli arresti come prigioniero di guerra. Finita la guerra, venne processato assieme agli altri gerarchi e mandato al carcere di Spandau.
Quello che faceva discutere nel '77 era il fatto che a lui fu riservato un trattamento più duro (Hess fu sempre tenuto in isolamento) rispetto a quello degli altri gerarchi sicuramente più colpevoli, e che dal '66 era rimasto l'ultimo recluso del carcere (gli altri avevano finito di scontare la pena, un carcere per 600 persone era attivo solo per lui). All'epoca in cui fu scritta la canzone, l'opinione pubblica era divisa sul destino di Hess. Alcuni pensavano che era stato trattato troppo duramente e che fosse il momento di liberarlo, altri invece lo volevano in carcere fino alla fine dei suoi giorni. Hess non vide mai più la libertà, morì il 17 agosto del 1987 all'età di 93 anni, unico recluso nel carcere di Spandau, alla vigiglia della sua grazia, apparentemente suicida.
L'interpretazione canonica è che la canzone sia scritta dal punto di vista di Hess, c'è un buon motivo se nessuno ha dubbi riguardo al soggetto della canzone. L'iniziale "3, 5, 0, 1, 2, 5" è il numero da prigioniero di Hess, "31 G" ripetuto nel ritornello è la parte iniziale del codice che identifica i priogionieri. Per esteso "31 G 3 5 0 1 2 5" è il codice identificativo del prigioniero Rudolf Hess.
le tre strofe che compongono la canzone descrivono tre precisi momenti storici. La prima strofa è riferita al fallito colpo di stato che Hitler ed Hess misero in atto nel 1923. In questa strofa c'è l'infatuazione per Hitler (well i concede all the faith test, just to stick in your throats), un'infatuazione cieca nonostante sia chiaro che c'è qualcosa di sbagliato (I can see all the weakness, i can pick all the faults). La seconda strofa racconta l'allontanamento di Hess dalla cerchia interna del partito (I hung around in your soundtrack ...) ed la sua progressiva perdita di fiducia (all this talk made no contact, no matter how hard we tried). La terza strofa è la permanenza in prigione dopo la cattura (i can see only walls), la presa di coscienza di quanto tutto sia stato inutile (i just see contradiction), la rassegnazione (Had to give up the fight). Le ultime frasi sono rivolte ad Hitler, ormai è chiaro che non è più possibile difendere le sue idee e giustificare le sue azioni (Just to live in the past tense, to make believe you were right).
Le ultime frasi della canzone, oltre farci capire che tuttosommato per i Joy Division Rudolf Hess non meritava di passare tutta la vita in isolamento, indicano che come già detto non erano un gruppo filonazista.

Rimane un dubbio, perchè la canzone si intitola "Warsaw", cioè Varsavia? Non c'è un perchè, il titolo non ha niente a che vedere con il testo. Forse si chiama così perchè l'intero gruppo fino a pochi mesi prima dell'uscita dell'EP si chiamava allo stesso modo.




sabato 14 settembre 2013

Transmission


Transmission - Joy Division, Novelty, 1979.

I Joy Division erano una band post punk inglese nata nel 1977 e terminata nel 1980 con il suicidio del cantante Ian Curtis (la band è andata poi avanti con il nome di New Order, ma senza Curtis si può considerare una cosa apparte). Nella loro brevissima vita, i Joy Division hanno lasciato una traccia indelebile nel mondo della musica. Nati dall'ispirazione fornitagli da Sex Pistols e Buzzcocks, i Joy Division rielaborarono il loro iniziale punk rock in una forma nuova, facendoli pionieri del genere post punk. Continuarono ad evolversi fino ad arrivare all'ultimo disco "closer" che uscì postumo alla morte del cantante, dal suono decisamente oscuro che gettò le basi per il genere dark.
Il nome iniziale del gruppo era Warsaw in onore alla canzone strumentale di David Bowie "Warszawa".

Trasmissione radio dai Joy Division
La band cambiò il nome all'inizio del 1978 per evitare di essere confusi con il gruppo punk londinese Warsaw Pakt. Nel racconto "House of Dolls" del 1955, Joy Division è il nome dato ad una divisione di giovani prigioniere ebree costrette a prostituirsi per i soldati tedeschi all'interno dei lager nazisti. I fatti raccontati in House of Dolls sono pura invenzione, il racconto è grottesco/pornografico, ma ai Joy Division doveva essere piaciuto perchè è da li che presero il nuovo nome per la band.
La canzone Transmission, una delle più conosciute della band, fu pubblicata come singolo ed uscì nell'ottobre del 1979. Il suono è quello post punk generalmente accostato alla Band. Sono molti i gruppi, dark e non, che hanno coverizzato questa canzone nel corso degli anni. Tra questi ricordo di aver visto gli Smashing Pumpkin suonarla durante la tour di Adore a Bologna, alla fine degli anni '90.

TESTO ORIGINALE:

Transmission

Radio, live transmission.
Radio, live transmission.

Listen to the silence, let it ring on.
Eyes, dark grey lenses frightened of the sun.
We would have a fine time living in the night,
Left to blind destruction,
Waiting for our sight.

And we would go on as though nothing was wrong.
And hide from these days we remained all alone.
Staying in the same place, just staying out the time.
Touching from a distance,
Further all the time.

Dance, dance, dance, dance, dance, to the radio.
Dance, dance, dance, dance, dance, to the radio.
Dance, dance, dance, dance, dance, to the radio.
Dance, dance, dance, dance, dance, to the radio.

Well I could call out when the going gets tough.
The things that we've learnt are no longer enough.
No language, just sound, that's all we need know, to synchronise
Love to the beat of the show.

And we could dance.

Dance, dance, dance, dance, dance, to the radio.
Dance, dance, dance, dance, dance, to the radio.
Dance, dance, dance, dance, dance, to the radio.
Dance, dance, dance, dance, dance, to the radio.

- - -

TESTO TRADOTTO:

Trasmissione


Radio, trasmissione in diretta
Radio, trasmissione in diretta

Ascolta il silenzio, lascia che suoni
Occhi, lenti scure spaventate dal sole
Ci divertiremmo a vivere nella notte
Lasciati alla cieca distruzione
Aspettando per (riavere) la nostra vista

E vorremmo andare avanti come se fosse niente
E nascondendoci da questi giorni, rimarremo soli
Rimanendo nel solito posto, basta star fuori dal tempo
Toccando a distanza
Ogni volta più lontano

Balla, balla, balla,balla, balla, (al ritmo) della radio
Balla, balla, balla,balla, balla, (al ritmo) della radio
Balla, balla, balla,balla, balla, (al ritmo) della radio
Balla, balla, balla,balla, balla, (al ritmo) della radio

Beh, potrei tirarmene fuori quando le cose si fanno difficili
Le cose che abbiamo imparato non sono più sufficienti
Nessun linguaggio, solo suono, è tutto quello che ci serve sapere, per sincronizzare
L'amore al ritmo dello show

e potremo ballare.

Balla, balla, balla,balla, balla, (al ritmo) della radio
Balla, balla, balla,balla, balla, (al ritmo) della radio
Balla, balla, balla,balla, balla, (al ritmo) della radio
Balla, balla, balla,balla, balla, (al ritmo) della radio

- - -

Ian Curtis oltre ad essere un cantante era anche un poeta, questo rende i suoi testi leggermente "esoterici" e non semplicissimi da comprendere. Sono due le principali intepretazioni per questa canzone: una vede un'umanità ridotta a non pensare, schiava dei media che dice loro cosa fare e cosa pensare. L'altra riguarda il rifugiarsi nella musica per non pensare, almeno per qualche tempo, ai problemi della vita.
Penso che la seconda interpretazione sia quella più appropriata, Ian Curtis e gli altri componenti del gruppo erano nati e cresciuti in una poverissima Manchester che ancora portava i segni della seconda guerra mondiale. Le loro vite erano incentrate sul ritrovarsi per suonare con il gruppo e per ascoltare musica alla radio, mentre intorno a loro si faceva sempre più concreto lo spettro di una terza guerra mondiale. Questa canzone credo che descriva la loro condizione di allora. Attorno a loro vedevano solo problemi, ma nonostante questo continuavano a trovarsi per suonare ed ascoltare musica come se niente fosse (and we would go on as though nothing was wrong).
Povertà, disillusione, la paura della bomba atomica, tutti i timori che i Joy Division potevano avere erano esorcizzati dalla musica, che aveva il potere di tirarli fuori da quella dimensione di timore e preoccupazione (Staying in the same place, just staying out time) e di farli sentire lontani e al sicuro dai mali del mondo (Touching from a distance).
Per accedere a questa dimensione lontana dai mali del mondo non è necessario avere grandi doti o conoscenze (the things that we've learnt are no longer enough), tutto ciò che serve è ascoltare e lasciarsi trasportare dalla musica (No language, just sound, that's all we need to know, to synchronize) così potremo ballare senza pensare a niente (And we could dance).
La musica ha questo potere terapeutico, quello di prenderti e portarti da qualche altra parte, almeno per un po'. Ed è questo infondo che rende speciale la buona musica delle belle canzoni.